| Fondazione Slow Food per la Biodiversità ONLUS |
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22/06/2010 |
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Ciao Banich...
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E' scomparso improvvisamente Giani Banich, figura storica di Slow Food Internazionale, che aveva contribuito molto alla crescita del nostro movimento, soprattutto nella sua Croazia.
Pubblichiamo una lettera che Marta Mancini, sua grande amica, ha voluto dedicargli, e che tutti noi di Slow Food ci teniamo a sottoscrivere.
Con la sua vita rocambolesca, sembrava un personaggio uscito da un romanzo picaresco. Non era un santo, ma tra le tante esperienze l’esistenza non gli ha risparmiato il dolore. Non si era chiuso nel cinismo o nell’indifferenza, era rimasto un po’ Peter Pan, un po’ Robin Hood.
Zigzagava tra le lingue e le identità con sorriso sornione. Era cittadino del mondo, mal sopportava i confini, ma ben distingueva i caratteri nazionali.
Sapeva scorgere la natura profonda delle persone che incontrava. Era un uomo senza fronzoli, ma con un cuore grande, gli piaceva stare con uomini e donne semplici. Nelle sue passioni e nell’amicizia era diretto, sincero, generoso.
Era un infaticabile entusiasta della vita. Nella sua mente frullavano incessantemente nuovi progetti: creare aree marine protette e Isole Slow, aprire un ristorante per degustazioni di prodotti spontanei, organizzare feste per far conoscere ai turisti antiche tradizioni…
A Terra Madre 2010 avrebbe voluto dedicare un angolo agli erbari. A volte la sua pervicacia slava riusciva a convincere anche gli interlocutori più rigidi e quelle che all’inizio parevano idee strampalate del pazzo Banich si realizzavano, come l’erbario in Svizzera.
Sapeva riconoscere il bello: nell’estetica di un quadro da appendere in una galleria d’arte, così come nella natura di un’isola o di una foresta incontaminate.
Distingueva quasi a occhi chiusi erbe e frutti spontanei, fiori e piante dei prati e dei boschi dei paesi che non smetteva di attraversare: Croazia, Slovenia, Italia, Francia. Ci ha accompagnato tra le rovine annerite dell’ultima guerra europea a scoprire angoli di natura e umanità rimasti intonsi nella loro genuinità e nel millenario riprodursi delle tradizioni.
Come un moderno don Chischiotte, attraversato da una vena di follia e animato da un’immaginazione più che fervida, aveva conservato un animo “puro”. Non si risparmiava: era disinteressato e si dava veramente da fare per i piccoli produttori della sua terra. Aveva una passione così forte e credeva così a fondo nei suoi progetti da affastellare idee e proposte con l’impazienza di un bambino che non vede l’ora di realizzare un suo proposito.
Quando lo abbiamo incontrato, era ansioso di farci conoscere i Balcani e raccontarci storie legate alla sua Istria. È lui che ci ha portato tra le vecchiette di Ljubitovica e i pescatori di Unije, tra gli olivi centenari ormai inselvatichiti e le montagne vergini della Croazia.
Ci mancherà, con la sua divertente imprevedibilità, le sue abitudini bizzarre (come quella di tenersi sempre qualche testa d’aglio in tasca, per sgranocchiarsela di buon mattino e “mantenersi in salute”, o quella di digiunare ogni lunedì: 24 ore per depurarsi), il suo essere un po’ pasticcione, la sua autenticità, la sua generosità.
Grazie, Banich!
Marta Mancini
21 giugno 2010
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