|
|
|
| Fondazione Slow Food per la Biodiversità ONLUS |
| |
|
08/04/2010 |
|
La Bretagna che resiste, tra terra e mare
|
 |
Prima regione marittima francese, la Bretagna è anche la regione in cui l'allevamento e l'agricoltura intensiva e industriale sono state maggiormente spinte a partire dagli anni '70 con risultati che oggi mostrano enormi limiti ambientali e sociali. Per ogni abitante si allevano quattro maiali; nonostante la grande estensione di pascoli, i bovini, sia da carne sia da latte, sono allevati in immense stalle e alimentati con mais e soia (spesso ogm) d'importazione. L'acqua è contaminata dai nitrati; la biodiversità è stata fortemente ridotta così come le piccole aziende agricole familiari che caratterizzavano il tessuto socio-economico della regione.
La Fondazione Slow Food per la Biodiversità, rappresentata dal suo Presidente Piero Sardo, da Mariagiulia Mariani e Olivier Porte per Slow Food France, ha appena concluso un viaggio nella parte meridionale della regione per conoscere e sostenere alcune iniziative che si oppongono a questa tendenza.
Nelle vicinanze della città di Lorient, alcuni contadini continuano a coltivare e vendere ai clienti locali un'antica varietà di cavolo legato alla storia e all'identità cittadina, il cavolo di Lorient. In collaborazione con la rete associativa Cohérence (www.reseau-coherence.org), Slow Food sta valutando come rispondere al desiderio degli agricoltori di migliorare la selezione delle sementi e valorizzare sui mercati e nella ristorazione collettiva la varietà di crucifere simbolo di Lorient.
In due luoghi storici dell'allevamento di ostriche, la Ria d'Etel e il golfo di Marbihan, un piccolo gruppo di ostricoltori si sta battendo per salvaguardare le ostriche naturali (piatte e concave) dall'invasione dell'ostrica triploide: manipolata e riprodotta in laboratorio. Questa recente problematica sarà oggetto di studio e di una comunicazione particolare nell'ambito della campagna Slow Fish (www.slowfood.it/slowfish)
A Guérande (Loire Atlantique), il sale marino prodotto artigianalmente secondo un antico savoir-faire garantisce la tutela del paesaggio costiero e la salubrità delle acque, e rappresenta un importante fonte di reddito per i produttori, i paludiers. Alcuni di loro, riuniti nell'ong Univers Sel, sono impegnati nella condivisione delle pratiche legate alla produzione di sale con metodi solari in alcuni Paesi africani (Benin, Senegal e Guinea Bissau) e sono disponibili ad affiancare la Fondazione Slow Food in futuri progetti.
In tutta la Bretagna numerosi allevatori di antiche razze locali fanno parte delle rete Slow Food (allevatori di pollo coucou di Rennes, del maiale bianco dell'Ovest, della razza bovina froment de Léon e della nantaise). Gli allevatori di bretonne pie noir, una razza bovina, bianca e nera, a duplice attitudine, latte e carne, di piccola taglia diffusa storicamente in tutta la regione e oggi ridotta a 1500 esemplari, sono interessati a restituire un ruolo importante sia alla razza sia ai prodotti trasformati a partire dal suo latte particolarmente ricco. Nascerà quindi il Presidio della bretonne pie noir, che rafforzerà la comunicazione sulle caratteristiche uniche di questa razza, per facilitare il coinvolgimento di giovani allevatori, e che lavorerà per una migliore caratterizzazione sensoriale dei prodotti derivati dal suo latte (il latte fermentato detto gwell, la panna leggermente acida e cremosa e il burro di panna a latte crudo con sale di Guérande) e in futuro anche della carne.
|
|
|
|
|
|